UILPA Milano e Lombardia

Alla vigilia di una data importante, quella dell’8 marzo, ci chiediamo – o meglio dovremmo chiederci come cittadini tutti – questo: a che punto siamo con l’attuazione dei diritti civili e politici delle donne in Italia e nel mondo? A che punto siamo con il rilancio dell’occupazione femminile, di mainstreaming ed empowerment delle donne nel nostro paese? La risposta è certamente ancora deludente ed è trasversale in tutti i settori, tanto più evidente riguardo il divario sulle retribuzioni e sul futuro pensionistico, così come nella pericolosa involuzione cui stiamo assistendo in tema di diritti e violenza contro le donne.

Un universo, quello femminile, cui è stata dichiarata “guerra” in ragione di un potere e una necessità di dominio maschile che ‘separa e conquista’, così lontano dal senso profondo di accudimento , condivisione, eccellenza, che le donne sanno esprimere in ogni ambito di vita e reso ancora più evidente nell’attuale scenario politico, per l’assenza delle donne nei processi negoziali e decisionali che riguardano il nostro Paese (salvo poi chiamarle a sostenere per prime i costi di ogni scelta maschile, giusta o sbagliata!).

La presenza femminile è condizione irrinunciabile per una nazione che voglia dirsi democratica e moderna e su questo non serve più mero esercizio di stile o dichiarazioni man friendly, occorrono i fatti: le donne nel nostro Paese restano l’eccezione e continuano ad essere relegate ( in ogni ambito) a ricoprire ruoli solo per garantire quote di genere che ancora non sono parità. E d’altronde la crisi della politica italiana non è che il fallimento della gestione maschile del potere in tutte le sue declinazioni e contesti: 13 milioni di donne che alle ultime elezioni europee si sono astenute dalle votazioni è un dato macroscopico che avrebbe dovuto imporre una riflessione politica e sociale; invece nulla, come nella peggiore tradizione italica di non voler disaggregare dati ( le donne continuano a morire per mancanza di studi scientifici disaggregati per sesso), lo sguardo è stato rivolto altrove, sintomo e cause rimosse.

E il problema è tutto qui, nel non voler considerare le esigenze, le aspettative, i bisogni delle donne, il cui mondo riflette unicamente la misura degli uomini o meglio dismisura maschile e prometeismo, che sono all’origine dei nostri ‘mali’: dalla crisi ambientale, alle guerre, alle logiche insaziabili del profitto.Se si conviene sul fatto che la marginalizzazione civile e politica delle donne, vero vulnus della nostra democrazia e della carta costituzionale, è all’origine di gran parte dei problemi che ci troviamo ad affrontare, si dovrà ammettere che difficilmente le soluzioni saranno efficaci e radicali se non rimetteranno al centro le donne e ciò che conta per loro. Ha senso dibattere di ruolo politico e sociale delle donne, di valorizzazione e cambiamento, quando pervicacemente si disattende il dettato costituzionale e si escludono le donne dai processi decisionali?

Una maggioranza senza potere (51,3 % della popolazione italiana), pagate meno degli uomini, discriminate e penalizzate in tema di previdenza, costrette a tempi e modalità lavorative/organizzative scandite al maschile, costrette al lavoro di cura non riconosciuto ( l’Ocse stima una attività quotidiana media di cinque ore al giorno), unico e solo welfare vivente, vittime di un patriarcato che esercita il proprio dominio attraverso violenza, femminicidio in costante e progressivo aumento, che le esclude e ostacola in tutti i modi salvo poi servirsene in extremis per cercare di salvare il salvabile.

Questo lo scenario reale, una ingiustizia planetaria perpetrata quotidianamente contro le donne, che è vera emergenza politica, sociale ed economica da affrontare.

Nella complessità e fragilità attuali, occorre restituire campo allo sguardo e all’autorevolezza femminile di cui la politica italiana continua ostinatamente e insensatamente a privare il Paese. Solo così saremo in grado di dare attuazione a quei principi di parità e pari opportunità sanciti dalla nostra Costituzione, in grado di apportare quel cambiamento e quella discontinuità di pratiche e di orizzonti, di cui l’Italia e il nostro pianeta hanno bisogno.

 

Milano, 4 marzo 2020

 

fonte https://www.associazione27dicembre1947.it/2020/03/04/il-vizio-di-escludere-le-donne/

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